Revolù Art

Revolù Art by Marco Lucino: il genio dietro un sorriso

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Nel caso in cui ieri fossimo riusciti a farvi innamorare di Banksy o anche solo ad incuriosirvi, abbiamo deciso di restare sull’argomento, spostando un po’ la messa a fuoco. Abbiamo intervistato Marco Lucino di Revolù Art, un artigiano dalle mani d’oro con la passione per il riciclo, che lavora il metallo riproducendo alcune delle opere di street art più significative, molte di Bansky, per diffondere i messaggi che vi sono dietro. Ma non si ferma qui, crea opere straordinarie a partire da oggetti qualsiasi. Lo abbiamo intervistato nella sede di RestArt, il laboratorio in cui lavora e crea, e dove ci ha raccontato la sua vita, avvincente ed anticonvenzionale, facendoci appassionare alla sua storia e a tutto ciò che c’è intorno. Perché Marco è una di quelle persone che sa parlarti con il sorriso sempre sulle labbra e farti innamorare del suo “lavoro” con frasi genuine e poetiche, lasciandoti nel cuore la sua stessa positività.

Raccontaci di te…

“Una volta facevo l’elettricista, lavoravo sempre, tutti i giorni. E la cosa più grave è che non sentivo l’esigenza di avere altro nella vita oltre il lavoro e le responsabilità. Ad un certo punto ho iniziato a farmi delle domande e alla fine ho detto: lascio tutto! Voglio cominciare una vita diversa. Non voglio vivere per lavorare ma lavorare per vivere…decentemente. Sembravo impazzito. Di punto in bianco ho lasciato tutto. Ho abbassato tutte le pretese, lasciando solo l’essenziale. L’importante era avere del tempo per  me. E penso che sia stata la scelta azzeccata. Perché so’ proprio superfelice. I primi due anni sono stati molto tosti, ma io vedevo solo che solo quello che  avevo davanti.

Ho iniziato da zero, non sapevo neanche di voler fare questo. È capitato per caso. Perché avevo qualche scarto dei tubi dei condizionatori: ho iniziato a giocare con quello. Poi ho conosciuto una ragazza che faceva banchetti in giro e ho chiesto informazioni. E da li è nato tutto. Anche se nato per scherzo.

Consiglio a tutti, di rischiare e di provare a trovare la propria strada, perché io mi sento privilegiato della scelta che ho fatto.  Anche se quando l’ho fatto non me lo aspettavo nemmeno io.

Quattro anni fa ho aperto questo laboratorio e negli ultimi mesi, insieme ad altri tre ragazzi, abbiamo intrapreso un progetto su artigianato e riciclo. Perché lavorare con altre persone da un sacco di stimoli. Più elementi creativi insieme danno un risultato sicuramente migliore. E’ stato bello anche se non è facile trovare gente con cui convivere. Noi ci siamo presi.

Nei primi due anni ho iniziato con cose semplici, avevo il pensiero costante di non riuscire ad essere una persona creativa, perché non c’è un manuale. Ma poi sono esploso! In fondo già mentre facevo l’elettricista, pensavo a cosa poteva diventare qualcos’altro. Mi fa impazzire che la gente vede qualcosa come rifiuto mentre io lo vedo come altro. Quando ho l’occasione cerco di sfruttare materiali di riciclo anche se non è sempre possibile. Inizialmente ho lavorato molto con il filo di metallo, che però rimane un po’ astratto, non puoi creare cose molto reali. Dopo due anni, grazie ad un mio amico, mi sono innamorato della tecnica del traforo, che permette anche di fare dettagli molto piccoli, quasi come una stampa.”

Parliamo di Street Art…

“La street art mi ha sempre incuriosito, ma la vera affinità è nata quando ho iniziato a viaggiare e ad avvicinarmi al mondo. Me ne sono innamorato. Anche se non ho mai amato le “scritte”, viaggiando ho visto che dietro c‘è tutto un discorso fatto di messaggi, di gente che butta tutta la sua vita per farti ragionare, per comunicare anche quando cammini in una città grigia e piena di cemento, che improvvisamente diventa colorata e inizi a guardare con il naso all’insù. Si inizia a vedere la città in modo poetico.

Per quanto riguarda Banksy, quando ho iniziato a lavorare riproducendo le sue opere, lui non era molto conosciuto. Magari nel mio ambiente si, ma se parlavo con amici loro spesso non lo conoscevano e per me era assurdo. Quindi lì per lì è stato anche un po’ come “diffondere il verbo”. Bansky stesso, sul suo sito, dice che le sue opere possono essere usate liberamente perché libere da copyright, basta che non si sfrutti nessun sistema capitalistico, quindi ho preso l’occasione al volo, non certo per fare business, perché quando ho cominciato non era certamente una figura così commerciale.

Sicuramente aveva il suo modo di guadagnare, ma il privarsi del guadagno sul copyright è una cosa assurda, ti lascia un messaggio forte. Ti dice : questa è la mia arte ed è libera, per tutti. E’ una cosa rivoluzionaria.

Sono stato anche a Dismaland, l’esposizione temporanea di Banksy che c’è stata l’estate scorsa vicino Londra, non potevo non andare anche se pensavo che sarebbe stata più una cosa messa sul piano politico che sul messaggio stesso, invece sono rimasto stupito e soddisfatto! La cosa bella è che c’era gente di tutti i tipi. All’entrata c’erano guardie che ti trattavano malissimo, poi c’erano delle barchette dentro l’acqua che potevi pilotare, ma erano barconi di migranti con corpi che galleggiavano. È stato un evento in cui i temi critici e di attualità erano i protagonisti. C’era anche una selezione di 65 artisti scelti da Banksy stesso. Mi viene la pelle d’oca solo a ripensarci. All’interno poi c’erano varie iniziative interessanti, davano un kit per aprire le fermate degli autobus, quelle che contengono la pubblicità, per poter sostituire i manifesti, ad esempio del McDonald’s, con disegni di bambini o qualsiasi altra cosa. Non pensavo sarebbe stato così bello.

Abbiamo visto che sei andato in giro per l’Europa con le tue creazioni…

“Spesso faccio mercatini all’estero più per piacere che per necessità. Perché gli italiani comprano tantissimo anche all’estero. Diciamo che l’italiano ha l’abitudine a comprare al mercatino e c’è anche più la mentalità “da artigianato”. Ma non mi posso lamentare perché ovunque vado ho un riscontro super positivo: quando le persone vedono che lo fai a mano, sul momento, impazzisce. Roma purtroppo è una città che non incentiva da questo punto di vista, ci sono pochi mercatini per i molti bravi artigiani.  Poi a me è piaciuto sempre lavorare molto per la strada, spesso mi metto con banchetti piccoli, a Trastevere per esempio, o in giro per Parigi, è un modo un po’ rischioso per vendere, ma è bello. Perché a differenza del mercato la gente ti guarda con un occhio diverso. E più tranquilla. Tante volte non se lo aspetta. Giri l’angolo e ti trovi il banchetto. Rimani stupito, e a me questo piace parecchio.

Sappiamo che tieni dei corsi…

Abbiamo preso questo posto con un’associazione, che ci ha visto mentre facevamo un banchetto e ci ha chiesto se poteva interessarci realizzare un progetto basato su riciclo e artigianato che prevedeva anche dei corsi all’interno. Inizialmente ero un po’ titubante perché io non mi sento un insegnante e non mi sento nemmeno un artigiano esperto, però poi ho capito che dovevo farlo, ho cominciato per scherzo, ma è stato molto bello. Ho scoperto che c’è gente che non sa nemmeno attaccare un chiodo al muro, ma che poi fa cose bellissime.. Una signora qualche giorno fa mi ha detto che dopo il corso si era fatta un giro del mercato e aveva visto tutto con occhi diversi. Perché era cambiato qualcosa dentro di lei. Un altro esempio risale all’estate scorsa, quando ho fatto un corso di 12 giorni a Padova a cui hanno partecipato sia  persone più pratiche sia persone con problemi motori. E’ stato emozionatissimo vedere un ragazzo con quei problemi sviluppare un’idea e creare qualcosa seguendo un percorso proprio.”

Come sei riuscito a farti conoscere?

“Sono anni che faccio questo e ogni volta lascio biglietti da visita e poi c’è facebook, dove la gente va anche per curiosare e non pensavo, ma dopo qualche anno sono aumentati molto i contatti e ho iniziato a fare anche spedizioni. Se faccio una cosa qui e la porto al mercato, resta lì, se la metto su internet invece c’è la possibilità di arrivare un po’ ovunque. Questo aspetto è il lato positivo dell’uso di internet. Come anche i messaggi  di stima che mi arrivano, lunghi così (allarga le braccia con un grosso sorriso). Ti svegli la mattina apri il cellulare e ricevi questa positività ed e bello. È figo.

Penso di aver trovato la mia strada. Perché io mi sento felice. Mi sento privilegiato. A prescindere da quello che farò, da quello che sarà, io sto passando glia anni più belli della mia vita. Bello no? Vabbè io sono una persona sempre felice, anche prima quando facevo l’elettricista. È una condizione che mi detto io. Dipende tutto da come ti poni nei confronti della vita. Se tu dentro sei positivo, puoi essere felice. Io ho sposato questa cosa tanto tempo fa. E mi piace.”

Se volete conoscere meglio Marco e RevoLù Art potete visitare la sua pagina facebook
e il suo profilo instagram
O se preferite, potete andare a trovarlo nel suo laboratorio (via Rolando Vignali),
dove siamo sicuri resterete affascinati da tutta quella creatività, dal profumo di legno e vinile e dalla cordialità di questo ragazzo Solare e geniale.

Fateci sapere se anche voi siete rimasti folgorati dalle creazioni e dalle parole di Marco e condividete con noi le vostre impressioni #Romalower

 

Intervista di  Silvia Vulpiani e Silvia Sali

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